La Riserva Naturale di Monte Conca è ampia circa 245 ettari e ricade sui territori di Milena e di Campofranco. Tale riserva è stata istituita nel 1995 dalla Regione Siciliana ed è stata affidata in gestione ad una associazione ambientalista, il Club Alpino Italiano, che ne cura la sorveglianza, la fruizione, la valorizzazione e la conservazione dell’ambiente naturale. L’intera area della Riserva è attraversata dal fiume Gallo d’Oro, che confluisce nel fiume Platani.

All’interno della Riserva troviamo due importanti grotte, l’inghiottitoio e la Risorgenza del Monte Conca. La scoperta e l’esplorazione di queste due grotte risale al 1970, per opera degli speleologi del Club Alpino Italiano, su segnalazione di appassionati locali. Sono oltre trenta le cavità naturali presenti nella riserva, cavità sia di natura carsica che tettonica. Il territorio dell’area protetta inoltre presenta molteplici aspetti, sia dal punto di vista vegetazionale che faunistico, che lo rendono di notevole interesse naturalistico. Inoltre, sulla cima del Monte Conca sono stati rinvenuti i resti di un insediamento fortificato, distrutto durante l’invasione araba della Sicilia. La riserva è visitabile grazie a una rete sentieristica di oltre 17 chilometri adeguatamente dotata di cartelli segnaletici punti di distribuzione idrica.

L’imposizione dei divieto di caccia, conseguente all’istituzione della Riserva, ha permesso inoltre, dopo anni di progressivo depauperamento delle specie animali ad opera di cacciatori e bracconieri, un moderato miglioramento della situazione. Cosicché mammiferi quali la volpe, il riccio, l’istrice, la lepre, il coniglio e il gatto selvatico, di difficile avvistamento, sono tornati ad essere abituali abitatori dei territorio della Riserva. Tra i volatili, oltre i passeriformi, vanno menzionate alcune specie di rapaci diurni come il gheppio, il falco pellegrino e la poiana. Numerose specie di insetti, farfalle e coleotteri, per citare i più conosciuti, popolano la Riserva.

Le acque salmastre dei fiume sono abitate da anguille e gamberetti nonché da anfibi come rane e tartarughe. L’area della Riserva, a causa della propria posizione, posta al crocevia di importanti vie di comunicazione fluviali e terrestri, ha sempre rivestito una notevole importanza strategica come testimoniano molteplici emergenze storiche, archeologiche ed antropiche. Le prime tracce dell’Uomo nel territorio della Riserva risalgono all’epoca neolitica; villaggi a capanne, tombe a tholos, sono testimonianza dei suo antico insediamento. La cima del Monte Conca in epoca bizantina venne fortificata mediante la costruzione di un castello e di alcune porzioni di cinta muraria; la fortificazione venne distrutta durante l’invasione araba. Fonti documentarie risalenti al 1200 circa, attestano come l’area della Riserva sia stata interessata da un notevole sistema viario le cui tracce oggi sono leggibili nelle imponenti rovine di un ponte sul fiume Gallo d’Oro e in alcuni tratti di strada lastricata. In epoche più recenti, miniere di zolfo, opere di presa e conduzione delle acque dolci che scaturiscono dalla risorgenza del Monte Conca o dalla sorgente Fontana di Rose, cave di calcare in sotterraneo, testimoniano tutte un inalterato interesse dell’uomo per questo territorio.